Cordoba
Cordoba è stata per circa un secolo la capitale di un califfato che si estendeva su gran parte della penisola iberica: nel X secolo era una delle città più grandi e colte d’Europa, famosa per le sue biblioteche e le sue scuole.
Qui sono nati il filosofo romano Seneca e due grandi pensatori del Medioevo, il musulmano Averroè e l’ebreo Maimonide. Oggi è una città raccolta e tranquilla sulle rive del Guadalquivir, con un centro storico interamente patrimonio UNESCO.
Il monumento simbolo è la Moschea-Cattedrale, una foresta di archi bianchi e rossi sostenuti da centinaia di colonne, al cui interno nel Cinquecento fu costruita una cattedrale cristiana. Intorno si stende la Judería, l’antico quartiere ebraico, con la sinagoga medievale, i vicoli imbiancati a calce e la Calleja de las Flores, da cui si vede il campanile incorniciato dai vasi di gerani.
Poco lontano, l’Alcázar de los Reyes Cristianos ha giardini con fontane e vasche, e il ponte romano sul Guadalquivir è bellissimo al tramonto. A circa 8 km dalla città, le rovine di Medina Azahara, la città-palazzo dei califfi, sono patrimonio UNESCO dal 2018.
Il mese migliore per visitarla è maggio. All’inizio del mese si celebrano le Croci di Maggio, poi arriva il Festival dei Patios, patrimonio immateriale UNESCO, quando i cortili privati coperti di fiori si aprono ai visitatori, e a fine mese la Feria.
D’estate Cordoba è una delle città più calde di Spagna, con temperature che possono superare i 45 gradi, quindi è meglio evitare luglio e agosto. Se non vieni a maggio, i dodici patios del Palazzo di Viana si visitano tutto l’anno.
Cordoba non ha voli di linea, ma è ben collegata in treno: l’alta velocità la raggiunge in circa 45 minuti da Siviglia, in un’ora da Malaga e in meno di due ore da Madrid. Molti la visitano in giornata da Siviglia, ma dormire in città permette di vedere la Judería nelle ore più tranquille.
A tavola da provare il salmorejo, crema fredda di pomodoro e pane più densa del gazpacho, il flamenquín, involtino di carne e prosciutto impanato e fritto, e il rabo de toro, la coda di toro in umido, con un bicchiere di fino di Montilla-Moriles.